Tratto da “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse
In questo mondo di sogni Boccadoro viveva più che in quello della realtà.
Il mondo reale (aula scolastica, cortile del convento, biblioteca, dormitorio e cappella) non era che una superficie, una sottile membrana tremante sopra il mondo trascendente delle immagini e dei sogni. Un nulla bastava a forare questa membrana sottile: qualcosa di misterioso nel suono di una parola greca in mezzo ad un’arida lezione, un’ondata di profumo dalla bisaccia in cui Padre Anselmo raccoglieva erbe per i suoi studi botanici, la vista d’un tralcio di pietra che spuntava dal capitello della colonna d’un arco di finestra… bastavano questi piccoli stimoli per forare la membrana della realtà e per scatenare, dietro la placida aridità di questa, il tumulto di abissi, di fiumane e di vie lattee, che si agitava in quel mondo immaginario dell’anima. Una iniziale latina diventava il volto olezzante della madre, un tono prolungato nell’Ave diventava la porta del paradiso, una lettera greca si trasformava in un cavallo in corsa, in un serpente che si inalbera e poi striscia via quieto in mezzo ai fiori: ed ecco già ritornare al suo posto l’arida pagina di grammatica.
Boccadoro, parlava raramente di questo suo mondo di sogni; solo poche volte ne fe’ cenno a Narciso.
“Io credo”, gli disse un giorno, “che un petalo di un fiore o un vermiciattolo sul nostro cammino dica e contenga molto più di tutti i libri dell’intera biblioteca. Con le lettere e le parole non si può dir nulla. Talvolta scrivo una lettera greca, un teta o un omega, e girando appena un pochino la penna vedo la lettera che guizza; è un pesce, mi ricorda in un attimo tutti i ruscelli e i fiumi del mondo, tutto ciò ch’esiste di fresco e di umido, l’oceano di Omero e l’acqua su cui camminava Pietro; oppure la lettera diventa un uccello, mette la coda, rizza le penne, si gonfia, ride, vola via… .
Ebbene, Narciso, tu non dai molta importanza a lettere di questo genere, vero? Ma io ti dico: con esse Dio scrisse il mondo.”