Archivio per aprile, 2009

Proposto da Tina

Inserito da Redazione il 29 - aprile - 2009

“Il gatto” di Charles Baudelaire

I

Nel cervello un bel gatto, un dolce, fiero
incantevole gatto mi passeggia,
come fosse il padrone dell’alloggio,
e miagola con timbro sì leggero

e tenero che quasi non lo intendo;
pur questa voce sua ricca e profonda,
sia che brontoli o placida s’effonda,
racchiude un incantesimo stupendo.

Si sgrana e filtra dentro in lente spire
fino al fondo di me più cieco e perso;
mi sazia come il battito di un verso,
e mi delizia come un elisire.

Sopisce i mali più crudi, contiene
per chi l’ascolta ogni estasi e sogno;
di parole giammai non ha bisogno
per intrecciare le frasi più piene. Leggi tutto »

Proposto da Maria

Inserito da Redazione il 26 - aprile - 2009

“Seza di te tornavo, come ebbro” di Pier Paolo Pasolini

Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d’esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m’hanno oscurato agli occhi l’erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c’è solo l’ombra.

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Proposto da Tina

Inserito da Redazione il 21 - aprile - 2009

da “Ossi di seppia” di Eugenio Montale

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora si intrecciano
a sommo di minuscole biche.

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Proposto da Alessandro

Inserito da Redazione il 19 - aprile - 2009

Tratto da “Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse

 

In questo mondo di sogni Boccadoro viveva più che in quello della realtà.
Il mondo reale (aula scolastica, cortile del convento, biblioteca, dormitorio e cappella) non era che una superficie, una sottile membrana tremante sopra il mondo trascendente delle immagini e dei sogni. Un nulla bastava a forare questa membrana sottile: qualcosa di misterioso nel suono di una parola greca in mezzo ad un’arida lezione, un’ondata di profumo dalla bisaccia in cui Padre Anselmo raccoglieva erbe per i suoi studi botanici, la vista d’un tralcio di pietra che spuntava dal capitello della colonna d’un arco di finestra… bastavano questi piccoli stimoli per forare la membrana della realtà e per scatenare, dietro la placida aridità di questa, il tumulto di abissi, di fiumane e di vie lattee, che si agitava in quel mondo immaginario dell’anima. Una iniziale latina diventava il volto olezzante della madre, un tono prolungato nell’Ave diventava la porta del paradiso, una lettera greca si trasformava in un cavallo in corsa, in un serpente che si inalbera e poi striscia via quieto in mezzo ai fiori: ed ecco già ritornare al suo posto l’arida pagina di grammatica.
Boccadoro, parlava raramente di questo suo mondo di sogni; solo poche volte ne fe’ cenno a Narciso.
“Io credo”, gli disse un giorno, “che un petalo di un fiore o un vermiciattolo sul nostro cammino dica e contenga molto più di tutti i libri dell’intera biblioteca. Con le lettere e le parole non si può dir nulla. Talvolta scrivo una lettera greca, un teta o un omega, e girando appena un pochino la penna vedo la lettera che guizza; è un pesce, mi ricorda in un attimo tutti i ruscelli e i fiumi del mondo, tutto ciò ch’esiste di fresco e di umido, l’oceano di Omero e l’acqua su cui camminava Pietro; oppure la lettera diventa un uccello, mette la coda, rizza le penne, si gonfia, ride, vola via… .
Ebbene, Narciso, tu non dai molta importanza a lettere di questo genere, vero? Ma io ti dico: con esse Dio scrisse il mondo.”

Proposto da Tina

Inserito da Redazione il 17 - aprile - 2009

“Confine” di Umberto saba

Parla a lungo con me la mia compagna
di cose tristi, gravi, che sul cuore
pesano come una pietra; viluppo
di mali inestricabile, che alcuna
mano, e la mia, non può sciogliere.

Un passero
della casa di faccia sulla gronda
posa un attimo, al sol brilla, ritorna
al cielo azzurro che gli è sopra.

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